Epigenetica e genitorialità: il ruolo della psicologia nella genitorialità con donazione di gameti

Recentemente, un episodio particolare ha suscitato in me una profonda riflessione: un avvocato mi ha raccontato di una coppia che, dopo aver affrontato un percorso di fecondazione assistita con donazione di gameti, stava considerando di denunciare la clinica. Il motivo? Il bambino nato dal trattamento non somigliava in alcun modo ai genitori, nonostante la struttura li avesse rassicurati facendo riferimento al concetto di epigenetica.
Ma cosa si intende davvero per epigenetica? E soprattutto, cosa succede quando questo concetto viene utilizzato in ambito psicologico?

Epigenetica: tra biologia e psicologia

In ambito biologico, l’epigenetica si riferisce all’influenza dell’ambiente – fisico, chimico, ormonale – sull’attivazione o disattivazione di specifici geni. In altre parole, il nostro DNA non è un destino immutabile: l’ambiente in cui viviamo può incidere sul modo in cui i geni si esprimono.
Tuttavia, traslare questo concetto nella sfera psicologica richiede cautela. Non è corretto o sufficiente pensare che l’epigenetica biologica possa, da sola, spiegare o garantire la qualità del legame tra un genitore e un figlio nato grazie alla donazione di gameti.

Il ruolo dell’ambiente emotivo nella costruzione del legame

Dal punto di vista psicologico, ciò che realmente incide sulla relazione genitore-figlio è l’ambiente emotivo in cui il bambino cresce. Un aspetto fondamentale, spesso trascurato, è la capacità della coppia di elaborare il cosiddetto “lutto biologico”: quel dolore legato all’impossibilità di generare un figlio con il proprio patrimonio genetico.
Se questo lutto non viene riconosciuto e affrontato, può lasciare un segno profondo nella relazione genitoriale. Il rischio è che si crei una distanza emotiva, una difficoltà a sentirsi davvero genitori di quel bambino. È qui che l’aspetto psicologico entra in gioco: non si tratta di genetica o epigenetica, ma di consapevolezza, accettazione e trasformazione interiore.
La responsabilità della cura psicologica nel percorso PMA
Rassicurare i futuri genitori facendo leva esclusivamente sull’epigenetica può essere un modo per evitare un confronto autentico con le loro paure e fragilità. Al contrario, è essenziale accompagnare le coppie in un percorso di consapevolezza, che permetta loro di riconoscere e accogliere i vissuti legati all’infertilità e alla diversità genetica.
I timori legati alla somiglianza con il figlio non sono mai solo una questione estetica: spesso nascondono paure più profonde, come quella di non essere riconosciuti come genitori, di non sentirsi all’altezza, di non riuscire a superare il dolore dell’infertilità.

Un impegno condiviso

Come ricorda la Dott.ssa Margherita Riccio, psicoterapeuta e responsabile del gruppo di psicologia della SIFES, nel suo libro “La diversità d’origine” (Franco Angeli, 2021):
“Tutti gli operatori che incontrano a vario titolo la coppia nel suo percorso PMA non possono esimersi dal sentire una responsabilità nei confronti di quella famiglia e di quel bambino che assistono o contribuiscono a far nascere.”
È con questo spirito che intendiamo il nostro lavoro: sostenere e incoraggiare percorsi di accompagnamento psicologico che aiutino la coppia a diventare genitori in modo pieno, consapevole e sereno. Al di là dei geni.